Tuesday, September 15, 2020

SCHELLING la Gesamtausgabe delle opere di Heidegger ab-soluta


https://fareondeblog.wordpress.com/2014/12/31/2014-lanno-nero-di-heidegger/

SCHELLING

Nel febbraio 1988, la Gesamtausgabe delle opere di Heidegger si è arricchita del testo delle lezioni del 1936 e degli appunti del 1941-43 sul problema della libertà in Schelling, già pubblicato separatamente nel 1971 a cura di Hildegard Feick.

La prima apparizione di questa opera, senz'altro fra 'le più importanti ed esplicative di Heidegger", fu commentata in Italia da Valerio Verra e Pietro De Vitus.  


La proposta di lettura venuta da Verra era orientata in senso storico-filosofico. H Il testo heideggeriano fornisce infatti la possibilità di saggiare direttamente la consistenza del rapporto con l'idealismo tedesco, anche alla luce delle proposte interpretative già formulate da Walter Schulz in un libro divenuto ormai un punto di riferimento imprescindibile per gli studi sul secondo Schelling. 

L'immagine di un tardo Schelling precursore dell'esistenzialismo in quanto gi oltre l'idealismo, secondo Schulz, non regge: "Non contrapponendo l'ultimo Schelling all'idealismo, ma considerandolo invece come il

1 M. HEIDEGGER, Schelling: Vom Wesen der menschilichen Freiheit (1809)

Prankfurt am Main 1988, Klostermann; ID, Schellings Abhandlung ber das We-

 

sen der menschlichen Freiheit, Tbingen 1971, Niemeyer Verlag. Il testo non an-

 

cora tradotto in italiano, mentre Jean- Franois Courtine ne ha curato la traduzione

 

in francese: M. HEIDEGGER, Schelling,. Le trait de 1809 sur l'essence de la libert

 

humaine, Paris , Gallimard 1977.

 

2 G. SEMBRAR!, hisecuritas. Tecniche e paradigmi della salvezza, Milano

 

1982, Spirali, p. 216.

 

3 V. VERRA, Heidegger, Schelling e l'idealismo tedesco, in "Archivio di filoso-

 

fia", 1974, 1, pp. 51-71 e P. DE VITUS, Schelling secondo Heidegger, in "Rivista di

 

filosofia neoscolastica", 1975, 3, pp. 516-524.

 

W. SCHULZ, Die Vollendung des deutschen Idealismus in der Sptphilosophie

 

Schellings, Stuttgart 1955, Kohlhammer. A questo testo occorre affiancare subito,

 

per quanto vedremo, il libro di K. JASPERS: Schelling. Grsse und Verhngnis,

 

Monaco 1956 (Neuausgabe 1986), Piper.

 

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compimento di quel tipo di filosofa che si possono coglier le affinit effettive

 

della sua posizione con la filosofia dell'esistenza e, in particolare, con quella di

 

Heidegger" (Verra, p. 56). H Dab di Schelling e il Nulla di Heidegger hanno,

 

su registri diversi, la stessa funzione: indicare la finitezza, superare Hegel e la

 

metafisica come identificazione dell'essere con l'essente.

 

A proposito di questo libro di Schulz nonch dello Schelling di Jaspers,

 

recentemente X. Tilliette ha evocato il suggestivo articolo che un altro esi-

 

stenzialista, Gabriel Marcel, ricav dalla loro lettura5. Con esso il Marce] tor-

 

nava a riflettere sui debiti precocemente contratti con il pensiero schellin-

 

ghiano. Circa le preferenze di Marcel, Tilliette ha rimarcato la favorevole im-

 

pressione esercitata su di lui dal saggio di Schulz e dall'avallo di Heidegger,

 

dal quale apparve "come stregato". Un filo rosso congiunge l'intuizione intel-

 

lettuale alla tarda "estasi razionale" di Schelling, ma anche alla "intuizione ac-

 

cecata" di Marcel, che Tilliette precisa come "intuizione credente"6.

 

Il confronto di Heidegger con l'idealismo tedesco e con le Ricerche filo-

 

sofiche sull'essenza della libert umana di Schelling, secondo Verra, mette in

 

luce soprattutto l'importanza e il senso dell'idea di sistema, che per

 

Heidegger divenuta centrale nel pensiero moderno a seguito di una mate-

 

matizzazione che apre al mondo della tecnica. Nonostante le cautele che

 

Verra invitava ad usare nei confronti del matematismo idealstico, egli stesso

 

avvertiva che, in ogni caso, la matematica come la intende Heidegger non

 

vale tanto come la scienza che tutti conosciamo, quanto come un ben preciso

 

progetto di assiomatizzazione del mondo. Un esempio eminente della

 

"volont di sistema, che per l'idealismo, secondo Heidegger, ha come fonte

 

diretta Kant, si trova appunto nelle Ricerche schei li nghiane, e in una ma-

 

niera necessaria e decisiva. Non che Schelling venga con ci indentificato

 

semplicemente con un punto finale, come per molti e per molto tempo stato

 

il caso di Hegel. Se in Schelling vi "compimento", perch al sistema viene

 

finalmente articolata la stessa libert, apparentemente irriducibile ad esso.

 

Questo "compimento" anche l'annuncio di un "nuovo inizio": in realt per

 

Heidegger queste Ricerche sono da leggere alla luce del "non-pensato". Tali

 

indicazioni ermeneutiche permettevano a Verra di insistere sul rapporto che

 

Cfr., X. TILLIETTE, Schelling e Gabriel Marcel: un "compagno esaltante", in

 

"Annuario filosofico", 3, 1987, pp. 243-254; cfr. G. MARCEL, Schelling fut-il un pr-

 

curseur de la philosophie de l'existence?, in "Revue de Mtaphysique et de Morale"

 

1957,1, pp. 72-86.

 

6 Si vedano: L. PAREYSON, Lo stupore della ragione in Shelling, in

 

Romaticismo, esistenzialismo, ontologia della libert, Milano 1981, Mursia, pp.

 

137-180 e C. CIANCIO, Reminiscenza ed estasi in Schelling, in "Annuario filoso-

 

fico", 2, 1986, pp. 97-117.

 

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Fondamento-abisso, libert-necesit 117

 

la filosofia intrattiene con la sua storia, nonch sulla diversa valutazione di

 

quest'ultima da parte di Heidegger, rispetto soprattutto a quella hegeliana.

 

Da parte sua P. De Vitus tendeva a ribadire l'importanza che Shelling

 

ha avuto per Heidegger. Alla fine della via heideggeriana che passa per

 

Schelling vi Nietzsche. Anche De Vitus, sottolineando la scarsit di lavori

 

monografici sul rapporto Heidegger-Schelling (la situazione attuale non

 

molto diversa), doveva riferirsi essenzialmente al testo di Schulz e

 

aggiungeva a quet'ultimo soltanto la citazione di un saggio di O.

 

Laffoucriere, per riportarne una dichiarazione secondo la quale Heidegger

 

avrebbe riconosciuto pubblicamente in Schelling un "padre" del suo

 

pensiero7.

 

Il volume su Schelling dimostra per De Vitus che Heidegger ha ben di-

 

stinto tra Fichte, Hegel e Schelling e di quest'ultimo ha comunque valutato

 

positivamente l'apertura del "nuovo inizio", anche se Schelling non andato

 

cos lontano come Hrderlin su questa strada. Nella prospettiva scelta da De

 

Vitus, a risaltare maggiormente nel libro di Schelling il problema del male -

 

che deriva dal fondamento in Dio e non da Dio stesso -, e, nel libro di Heideg-

 

ger, la valutazione di tale fondamento come la possibilit di rottura del si-

 

stema, prima ancora che ne apparisse la massima espressione, ovvero la Lo-

 

gica di Hegel. L'esistenza, che Schelling articola al fondamento (Grund),

 

per Heidegger autorivelazione e, dunque, non semplice Vorhandenheit: exi-

 

stentia intesa come un "aus sich Heraustreten". In secondo luogo, l'essere di

 

Dio pensato propriamente come un Geschehen, come un accadimento che

 

implica pertanto un essenziale divenire. Nel nesso tra fondamento ed esi-

 

stenza Heidegger ritrova inoltre un precorrimento dell'essere come

 

Lichtung, "spazio aperto", "radura, in cui gli enti si fanno visibili al pensiero e

 

che di per s nasconde"8.

 

A tale riguardo s pu aggiugere che lo stesso Heidegger ha raccontato di aver

 

scoperto per la prima volta l'importanza di Schelling (e di Hegel) in relazione alla

 

teologia speculativa, e precisamente grazie alla mediazione di Cari Braig, suo do-

 

cente di dogmatica nel corso di teologia che comp nel 1911: M. HEIDEGGER, Tempo

 

ed essere, Napoli 1980, Guida, p. 184.

 

Si pu aggiungere che negli appunti risalenti agli anni tra il 1936 ed il 1946 se

 

ne trova uno in cui Heidegger si lamenta del fatto che 'existentia venga conside-

 

rata nella metafisica come qualcosa di ovvio con le uniche eccezioni rappresentate

 

dal concetto aristotelico di EVepYElOC (poi falsato dalla traduzione latina in

 

actualitas ) e, successivamente, da Hegel e da Schelling. Per Hegel rimane sul

 

piano della "logica" e Schelling pensa l'esistenza "nella distinzione tra Grund ed

 

Existenz ", che a sua volta "si fonda pur sempre nella soggettivit" (M.

 

HEIDEGGER, Oltrepassamento della metafisica, in Saggi e discorsi, Milano 1976,

 

Mursia, p. 49). Nello stesso testo, e precisamente nella conferenza del titolo: Chi lo

 

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Carlo Tatasciore

 

Sia Verra che De Vitiis sottolineavano l'indicazione da parte di Heideg-

 

ger di una premessa non portata da Schelling fino alle sue estreme conse-

 

guenze ne��'Ur-Grund (l'indifferenza assoluta) che viene posto alla base

 

tanto del Grund che della Existenz e che non ammette alcun predicato. Hei-

 

degger scrive in proposito: "Se l'essere in verit non pu esser detto

 

dell'Assoluto, allora ci comporta che l'essenza di ogni essere sia la finitudine,

 

e che solo ci che esiste in modo finito ha il privilegio e la pena di stare

 

nell'essere in quanto tale, e di esperire il vero come ente" (tr. De Vitiis, p. 523).

 

Pi di Verra, invece, De Vitiis insisteva sul problema del fondamento.

 

Questa nozione occupa le numerose pagine del volume di M. Veto: Le fonde-

 

ment selon Schelling 9, giacch essa, secondo l'Autore, costituisce il tema co-

 

stante del filosofare schelinghiano. Il fondamento condizione di esistenza

 

di ogni cosa ed anche di Dio, che per l'ha in se stesso, come una natura. Se

 

l'esistenza unit, ordine, luminosit e personalit, il suo fondamento sem-

 

pre molteplicit, oscuit, impersonalit. E' opportuno segnalare, per, che

 

nonostante ci e nonostante il fatto che sia stato Schelling a reintrodurre ter-

 

mini ontologici fondamentali, quali: Sein, Seiendes, Dasein, Existenz, Exi-

 

stierendes, Wesen, il suo pensiero giudicato da Veto sostanzialmente come

 

una "reinterpretazione creativa del fichtismo" (p. 19).

 

"Ogni cammino corre sempre il rischio di diventare un erramento...

 

Rimanga dunque in questo buon stato di bisogno sulla via e impari, senza

 

sviamenti bench nell'errare, il mestiere del pensiero". Cos Heidegger scri-

 

veva, il 18 giugno 1950, ad un giovane studente10. Si pu dire che, dopo Hei-

 

degger, "sentieri interrotti", gli intoppi e le tergiversazioni di cui intessuta

 

l'esistenza non trovano pi nella filosofa un luogo di possibile trasfigu-

 

razione, ma semmai di pura presentazione. E' quanto in fondo si ricava anche

 

dalla lettura del volume di Filippo Costa: Fondamento, ragione, abisso,

 

Heidegger e Schelling (Milano 1985, F. Angeli), nel quale troviamo, nono-

 

stante i limiti impostisi dal Costa, un ulteriore contributo italiano allo studio

 

del rapporto tra i due filosofi, soprattutto riguardo al giudizio di Heidegger

 

sul "sistema della libert".

 

Zarathustra di Nietzsche? (del 1953), compare la fondamentale citazione delle Ri-

 

cerche schellinghiane: "In ultima e suprema istanza, non c' altro essere che il

 

volere" (Op. cit., p. 74), che gi De Vitiis ricordava.

 

9 M. VETO, Le fondament selon Schelling, Paris 1977. Beauchesne.

 

10 M. HEIDEGGER, La cosa (Postilla), in Saggi e discorsi, cit., p. 124.

 

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Fondamento-abisso, libert-necesit

 

La metafisica del fondamento e la sua fenomenologia sono gli argo-

 

menti principali del libro,sui quali pesa l'intera storia della metafisica fatta

 

oggetto della nota Verwindung heideggeriana11.

 

L'idea ambigua e metaforica di fondamento tradisce la sua origine pri-

 

maria nel problema del senso dell'essere in rapporto all'esserci. L'ambiguit

 

del fondamento, individuabile nei termini di ragione e abisso, , in altre pa-

 

role, specchio dell'esistenza. L'intera fenomenologia del fondamento, come

 

scrive Costa, "si produce come defondazione dell'essere", e questa "coincide

 

con l'esser-ci, poich costituisce il senso della vita umana nel suo attuarsi e

 

consumarsi " (p. 8). Dove sta, qual "il luogo proprio del fondamento"?

 

Questo luogo non la scienza: "Alla scienza non si addice il fondamento".

 

Questa la conclusione a cui si giunge tenendo conto, come fa Costa, delle ri-

 

flessioni di Aldo Gargani. Nella misura in cui il fondare, il dare ragioni, nella

 

scienza continua a valere come istituzione del fondamento-certezza, essa

 

deve liberarsene. "Si tratta di produrre un diverso senso d certezza scisso

 

dall'istanza del fondamento", e questo senso nuovo da rintracciare, come ha

 

scritto Gargani, "all'interno della dinamica scientifica stessa", cos da sfuggire

 

agli altrimenti inevitabili schemi precostituiti di "razionalit astratta". N,

 

d'altra parte, il fondamento assoluto pu emergere dal diverso rapporto che

 

la vita instaura con le scienze in quanto esse " 'danno fondamento' al nostro

 

sapere ed agire" (p. 21). Allora, l'insoddisfazione e la ricerca umana possono

 

persistere e trovar spazio in ci che si continua a chiamare "metafisica".

 

Questa , per Costa, "l'altro rispetto alla scienza, intesa in generale come

 

luogo del proprio" (p. 18). Ci che soprattutto ancora da tematizzare il ne-

 

gativo del fondamento, il suo essere indizio di dubbio e di rischiosit. La pro-

 

posta di Costa quindi quella di esplorare "le possibilit del negativo", sotto la

 

guida di Heidegger, che non filosofo della conciliazione tra ragione e abisso,

 

in una posizione di incerto equilibrio tra dogmatismo e scetticismo del fon-

 

damento, tra la sua pura affermazione e la sua pura negazione.

 

Inteso in senso strettamente metafisico, il fondamento costituisce una

 

vera e propria violenza esercitata dal pensiero su se stesso, se vero che con

 

esso si va oltre l'essere stesso, a quell"f/r Grund che, la Bhme, pu dirsi

 

anche Un Grund , cio fondamento originario come fondamento nullo. Ma

 

anche nell'ecclissi della ragione, nel sacrificio del pensiero o nel "naufragio"

 

nel quale si annuncia la Trascendenza di cui ha parlato Jaspers, si rivela

 

11 Cfr., M. HEIDEGGER, Oltrepassamento della metafsica, in Saggi e discorsi,

 

cit., pp. 45 e ss. Si vedano anche le osservazioni di Vattimo sul senso di

 

Verwindung contenute nel capitolo conclusivo del volume: La fine della moder-

 

nit, Milano 1985, Garzanti, pp. 180-182.

 

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120 Carlo Tatasciore

 

nient'altro che il lato paradossale della potenza dell'intelletto chiarificante e

 

fondante.

 

Le "prospettive heideggeriane" sono aperte da Costa col richiamo ai due

 

lavori contemporanei Was ist Metaphysik? e Vom Wesen des Grundes, pre-

 

sentati da Heidegger, vent'anni dopo la loro prima apparizione (nel 1949), in

 

un orizzonte di convergenza verso il problema del Nulla piuttosto che verso

 

quello del fondamento. Nel frattempo, infatti, Heidegger ha operato "uria di-

 

struzione storica dell'ontologia del fondamento". Pertanto il discorso riprende

 

da Essere e Tempo, dove c' sta una critica del fondamento-sostanza di Car-

 

tesio - inquadrato in un ambito teorico di occultamento del senso dell'essere e

 

di una sua riduzione a semplice presenza -, sia anche un'assimilazione del

 

fondamento alla struttura dell'esserci, cio alla temporalit, e all'essere pre-

 

ontologico, in una prospettiva disoccultante nei confronti dell'essere. Ma an-

 

che a questo livello Costa sottolinea un'ambiguit, quella che riguarda

 

l'essere stesso: "L'essere esso stesso il fondo e il fondamento, ma

 

altrettanto la manifestazione o rivelazione che ha luogo in ci che ,

 

nell'evento, nel mondo... e proprio nella libert dal fondamento" (p. 33).

 

Alla luce dei testi successivi di Heidegger (Der Satz vom Grund, Identi-

 

tt und Differenz, Zur Sache des Denkens, Die Technik und die Kehre, Weg-

 

marken e Holzwege ), Costa ripropone un percorso che tocca l'intreccio tra

 

esserci, ente ed essere, quindi la differenza ontologica e il concetto di ante-

 

predicati vita, che pure rientra nella problematica del fondamento. Con

 

Leibniz e dopo Leibniz, sotto la guida del principium reddendae rationis, il

 

fondamento perde la sua intrinseca problematicit, mentre con Kant finisce

 

per trasformarsi nel sistema del trascendentale, fino a naufragare, in Fichte,

 

nell'io, che usurpa il fondamento all'essere. Nella ulteriore ricerca del fonda-

 

mento del pensiero stesso si ritrova poi il mondo romantico del sentimento e

 

la poesia notturna degli Inni di Novalis. Ma in Novalis il morire, la morte

 

della riflessione ancora teso alla libert romantica e comunque a un neces-

 

sario riscatto. La defondazione dell'essere ritorna invece nella fenomenologia

 

husserliana: "La filosofia una questione strettamente personale del filosofo".

 

Fa da guida un io "ridotto" e alla fine l'esserci viene in chiaro della sua fini-

 

tezza: crisi attuale della metafisica.

 

Se il modo in cui l'ente si affida all'esserci il principio di ragione, Hei-

 

degger rimanda invece alla tautologia esistenziale profferita da Angelo Sile-

 

sio, al fondamento senza perch, alla gratuit, all'essere come infondato,

 

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Fondamento-abisso, libert-necesita 121

 

all'abisso. Una volta infatti che il fondamento ridotto a principio, di esso non

 

resta che la "nostalgia" nel poetare metafisico 12.

 

Non mancano nel testo di Costa gli accenni alle riflessioni heidegge-

 

riane sull'et atomica e sull'oggi del nichilismo, ma lungo e complesso sa-

 

rebbe riferire qui sulle sintesi compiute. Si vuol solo richiamare l'attenzione

 

sugli aspetti che riguardano il modo in cui Heidegger sviluppa il tema del

 

fondamento a proposito dell' "et della tecnica essenziale". Egli impiega la

 

semantica del tedesco Berg (montagna) e il modello dello scavatore: il fon-

 

damento ci che sta sotto, nel sottosuolo, come il minerale che viene estratto

 

per la sua lavorazione tecnica. In questa et l'uomo chiamato ad un conti-

 

nuo dissotterrare, ad un continuo dar fondo al fondamento.

 

Considerazioni ugualmente importanti vengono svolte a proposito del

 

testo ricompreso in Sentieri interrotti, che ha per titolo la domanda di Hor-

 

derlin: "Perch i poeti? (nel tempo della povert)". Il suo esame condotto da

 

Costa nell'ultimo capitolo, che incentrato su un'altra parola filosofico-poe-

 

tica: "l'Aperto" di Rilke. Nel mondo inteso come l'Aperto, la libert (particella

 

"los" pi che Freiheit ) liberazione dal peso del fondamento come fondo.

 

Qui si trovano i due momenti dell'ente come esposto al destino del mondo ep-

 

pure da esso sostenuto, e il fondamento non vale pi come sfondo, profondit

 

con possibili sprofondamenti, ma semplicemente come l'essere-con, come la

 

Mitte, luogo del mit, dell'essere-con. In termini pi chiari, alla relazione

 

basso-alto si sostituisce quella dell'orizzontalit e della superficialit. Rischio e

 

mancanza di protezione si coniugano nell' "Aperto" di Rilke con una

 

interiorit vissuta come essenza di fondamento. Qui risiede una forma di

 

sicurezza, ma solo, quella della parola poetica. Siamo, dunque,

 

esplicitamente al tema della defondazione dell'essere che percorre anche

 

altre vie: una vissuta assenza di fondamento, una decisione esistenziale, uno

 

sradicarsi assumendo a fondamento un non-fondamento; la via dell'

 

"assenza di Dio", rispetto a cui in Heidegger si profila un "verso dove" ignoto,

 

oppure un senso dell'esistere come "abitare" (essere-sulla-ierra ) e quindi una

 

rifondazione sul vero suolo dell'esserci (la terrestrit mortalit). O, ancora,

 

una serenit e apertura a] "segreto", che per non appartiene pi alla volont,

 

ma ne liberazione cos come salvezza dal "pensiero calcolante"; o, infine, la

 

vera e propria heideggeriana Gelassenheit, l'abbandono (che, si noti,

 

12 Cfr. M. HEIDEGGER, Saggi e discorsi, cit., pp. 70-71: "Nella parola Sehnsucht

 

noi vediamo erroneamente una connessione con il "cercare" (suchen) e il "sentire

 

un impulso". Ma l'antica parola Sucht significa: malattia, sofferenza, dolore... La

 

nostalgia il dolore della vicinanza del lontano".

 

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122 Carlo Tatasciore

 

termine impiegato anche da Schelling) alle cose, attesa infondata di un

 

nuovo fondamento.

 

Nella parte centrale del libro viene esaminato il posto decisivo occupato

 

da Schelling nello sviluppo della metafsica del fondamento. I riferimenti

 

fatti sono quei luoghi delle Ricerche filosofiche e della Filosofa della rivela-

 

zione, dai quali risultano la problematica del Grund-Abgrund, del fonda-

 

mento-abisso e la questione del cominciamento della filosofa eWUr-Sein

 

che volere. Ed nel quinto capitolo ('Schelling e il riscatto dall'abisso') che

 

Costa affianca alla lettura di Schelling quella del testo heideggeriano su

 

Schelling. H fulcro della trattazione rappresentato dal problema del male. E'

 

nell'essere dell'uomo, infatti, che, secondo Schelling, la negativit del fonda-

 

mento viene a completa manifestazione. Ma il fondamento custodisce anche

 

la libert, in quanto questa libert del bene e del male. C' un passo decisivo

 

di Schelling che in propasito va ricordato e che non si trova nel testo di Costa:

 

"il male, come tale, non pu costituire il fondamento, e ogni creatura cade per

 

propria colpa"13. Secondo la lettura heideggeriana, con il problema del male

 

e della libert emerge un "fondo oscuro dell'entit doll'ente", ovvero "ci per

 

cui esso resiste alla razionalit del sistema". H pensiero del male sorregge

 

anche l'idea di creazione, nel senso che al 'pessimismo metafisico' Schelling

 

oppone un 'ottimismo della creazione', giacch, secondo la teoria esposta

 

nelle Ricerche, alla volont del fondamento contrasta l'amore di Dio, il quale

 

ha "consumato in s il suo fondamento", dando spazio alla volont creatrice.

 

Commentando un brano di Heidegger, Costa rileva come il problema del

 

male venga a prospettare "un pi d'essere oltre l'esser determinato secondo

 

leggi e fondamento di ragione" (p. 136). Il pensiero del male un'intuizione

 

teologica imprescindibile per Schelling. Ma il problema idealistico del si-

 

stema richiede a questo punto la comprensione in esso anche del negativo

 

esistenziale. Perci Schelling intende il fondamento o il male "come potenza

 

che non pu mai tradursi in atto". Comunque, n in Schelling n in Heidegger

 

si ha una filosofia del dolore. Anzi, "per virt del negativo del fondamento la

 

ragione cede all'abisso e ha cos contatto con l'Assoluto" (p. 138). Nel ritorno

 

dalla pura idealit alla realt, il fondamento riacquista la sua negativit, poi-

 

ch, come scrive Schelling, "il fondamento delle cose pu consistere soltanto

 

in un allontanamento, in una caduta dall'Assoluto". Al limite di questo allon-

 

tanamento posto l'io, l'egoit, "fondamento indiretto della finitezza, che non

 

ha alcun fondamento diretto o proprio" (p. 141). H fondamento finisce cos

 

13 F. W. SCHELLING, Ricerche filosofiche sulla essenza della libert umana,

 

tr. it. di S. Drago Del Boca riv. da G. Semerari, Bari 1974, Laterza, p. 56.

 

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Fondamento-abisso, libert-necesita

 

per essere, nel pensiero di Schelling, non la ragion d'essere delle cose, ma del

 

loro non-essere. Nel complesso si pu dire che Costa mette in rilievo anche a

 

proposito di Schelling l'ambiguit che accompagna il fondamento. Anzi,

 

"senza un costante disagio teoretico non ci si pu avvicinare all'idea schellin-

 

ghiana di fondamento. Essa ripete in s l'insoluto contrasto di ragione e

 

abisso che fa il senso dell'esserci umano" (p. 159). In Schelling il sentimento

 

privilegiato del fondamento la "melanconia", la "depressione", in quanto ci

 

che d una qualche stabilit alla vita inerzia, natura, passato, attrazione

 

verso il fondamento e, quindi, distrazione dall'estrinsecazione propriamente

 

vitale. In Schelling, del resto, oltre l'abisso (il fondamento come abisso), c'

 

anche il riscatto dall'abisso per l'azione della luce divina, ovvero della con-

 

nessione razionale. H fondamento assume la figura del sistema. Schelling

 

dunque propone il sistema e al contempo il fondamento che ne rompe la ne-

 

cessit, aprendo invece il senso dell'esistenza. Ma qui forse opportuno con-

 

cludere con un brano di Costa che riassume il punto di vista di Heidegger,

 

centrato sul significato ontologico del sistema: "L'essenza del sistema la vo-

 

lont di conquista, di potenza. H senso ontologico del sistema si trova spiegato

 

in questa riduzione alla soggettivit volente, della quale non si d pi ragione,

 

poich essa, come vide Schelling, altro non che la volont del fondamento, il

 

fondamento esistente nella sua eterna impossibilit di accedere all'esistenza

 

luminosa. Ma Heidegger lascia cadere il momento salvifico e risolutivo della

 

metafisica schellinghiana del fondamento. Alla fiducia di Schelling nella

 

chiarificazione intellettuale, sostenuta dall'amore di Dio, si sostituisce in

 

Heidegger l'eco rinnovato della potenza del fondamento nelle figure costrit-

 

tive del sapere razionale" (p. 156).

 

Anche al di l della interpretazione che Heidegger ha elaborato della

 

schellinghiana filosofia della libert, possibile affermare - come ha fatto

 

Giuseppe Semerari - che il suo pensare "la prosecuzione novecentesca della

 

filosofia schellinghiana"14. Nel suo volume dal titolo: Libert dell'uomo e

 

necessit dell'essere. Heidegger interpreta Schelling (Bari 1988, Ecumenica

 

Editrice), Costantino Esposito preferisce parlare di "affinit elettiva" tra i due

 

filosofi, affinit che si rivela soprattutto nella volont di decostruire la

 

metafisica moderna. Con Schelling, secondo Heidegger, si affaccia

 

14 G. SEMERARI, Teoresi e poeticit. La semantica schellinghiana della natura,

 

"Paradigmi", III, n. 9, sett. - die. 1985, p. 359.

 

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Carlo Tatasciore

 

l'oltre passam en to della metafisica, nel senso di un fatto destinale che rigu-

 

arda l'essere nel suo darsi nell'epoca moderna. Non dunque affatto casuale

 

che venga a presentarsi nella sua radicalit il problema della libert, la quale,

 

intesa metafisicamente e in rapporto al sistema, non una semplice qualit

 

dell'uomo, ma semmai la fonte della sua stessa essenza, o, nei termini di Hei-

 

degger, una "determinazione del vero e proprio essere in generale". Per la

 

prospettiva assunta dall'Autore ed evidenziata nel titolo, e per fornire un qua-

 

dro il pi possibile vario delle problematiche di cui si sostanzia il rapporto

 

Heidegger-Schelling, utile in questa sede mettere in luce alcune riserve, o

 

forse preoccupazioni, che vengono avanzate da C. Esposito nei confronti di

 

Heidegger lettore di Schelling. Centrale ci sembra per l'Autore la valutazione

 

del rapporto di Schelling con il cristianesimo, nell'ambito della ricostruzione

 

che Heidegger ne fornisce. Alla fine di un percorso puntuale e preciso, dal li-

 

bro di Esposito emerge la volont di rivendicare la positivit di un "mistero".

 

E precisamente del mistero di cui il cristianesimo viene privato da Heidegger

 

quando egli lo riduce a morale e riferisce la sua apertura metafisica all'esser

 

stesso. Il cristianesimo viene ad essere "un evento necessario nella storia

 

dell'essere, che interpreta in una certa maniera un'attitudine pre-cristiana

 

della metafisica" (p. 99). Come lo stesso Heidegger scrive: "la teologia cri-

 

stiana la cristianizzazione di una filosofia extra-cristiana, e... solo per questo

 

motivo questa teologia cristiana ha potuto anche essere nuovamente secola-

 

rizzata" (cit. a p. 45). Siamo rinviati subito alla ontoteologia e al problema car-

 

dine che con Schelling viene in primo piano: quello appunto della libert. Si

 

tratta altres della valutazione del panteismo schellinghiano, basato sulla

 

identit "vvente" (e non medesimezza) di Dio e Tutto, di Dio e uomo

 

(V 'indipendente dipendente'), e sulla "finitezza strutturale dell'essere stesso".

 

La interrogazione radicale portata avanti da Schelling sul sistema, attraverso

 

la focalizzazione della fondamentalit della libert, viene a rinnovare la do-

 

manda sull'essenza dell'uomo, del mondo e di Dio, ovvero sull'essenza

 

dell'essere stesso. La finitezza di ci che in Dio tocca Dio stesso. E questo

 

Dio, che non ma diviene se stesso, non l'essere nel senso della mera pre-

 

senza (interesse decisivo di Heidegger per Schelling!), giacch nell'essenza

 

dell'esser stanno il divenire, la libert e il male. "L divenire - scrive Heidegger

 

- un modo di custodire l'essere". Con Schelling si afferma pertanto un

 

nuovo concetto di creazione: divenire se stesso di Dio che richiede l'uomo e

 

con lui la libert del bene e del male; libert non qui libero arbitrio, ma anzi

 

la necessit suprema in seno al sistema, esso stesso per Heidegger struttura e

 

destino dell'essere. Il punto problematico decisivo allora la opzione filoso-

 

fica di Schelling e di Heidegger, secondo cui la libert dell'uomo non esclude

 

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Fondamento-abisso, libert-necesita 125

 

la necessit, anche se questa non costrizione. Per brevit si pu citare diret-

 

tamente Schelling, che a sua volta evoca il De servo arbitrio di Lutero: "Che

 

Giuda divenisse traditore di Cristo, non lo poteva cambiare, n lui stesso n

 

una creatura, e tuttavia egli non trad Cristo per costrizione, ma volontaria-

 

mente e in piena libert". In altre parole, non c' costrizione n puro caso, ar-

 

bitrariet. Esposito spiega: "Gli che la necessit, per Heidegger come per

 

Schelling, una dinamica tutta immanente all'essenza, l'essenza stessa di un

 

ente che esiste volendo se stesso. La necessit... un concetto di auto-movi-

 

mento, un divenire, appunto, il cui contenuto - ci che diviene - consiste in

 

una progressiva immanentizzazione della propria essenza " (p. 87). Ma se si

 

ammette per un momento questo, e si aggiunge anche la "necessit epocale",

 

il "destino" e cos via, non risultano necessariamente deboli le obiezioni che

 

poi vengono mosse nei confronti della divinizzazione operata da Heidegger

 

di un essere che non n personale n infinito, ma - nei termini di Esposito -

 

non-sussi stente, necessario e insuperabile? O alla scomparsa della "realt mi-

 

steriosa di una responsabilit personale"; o, ancora all'offuscamento della

 

"umanit stessa della libert" (p. 96)?

 

 

 

 

 

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